Veggie Pride

Siamo animali solidali con tutti gli animali!

sito internazionale

FAQ — Domande sull'impostazione del Veggie Pride

  1. Perché si è scelto il nome "Veggie Pride"?
  2. Perché essere fieri di essere veg*ani?
  3. In che cosa l'approccio del Veggie Pride è differente da quello degli altri movimenti di promozione del veg*anismo o della difesa degli animali?
  4. Perché il Veggie Pride non mette in evidenza altre ragioni per essere veg*ani che la volontà di non maltrattare e uccidere gli animali?
  5. Perché il Veggie Pride difende i diritti dei veg*ani e non "direttamente" quelli degli animali?
  6. Cos'è la vegefobia denunciata dal Veggie Pride?
  7. Il messaggio portato dal Veggie Pride è aggressivo o intollerante?
  8. Un discorso più accondiscendente non sarebbe più efficace?
  9. Il Veggie Pride è apolitico?
  10. Perché il Veggie Pride non è esclusivamente vegano?

1. Perché si è scelto il nome "Veggie Pride"?

Con il "Gay Pride" gli omosessuali hanno potuto fare un "coming out" pubblico, dire sulla piazza pubblica che non avevano vergogna della loro sessualità e denunciare l'omofobia. Numerosi veg*ani vogliono fare lo stesso a proposito della vegefobia di cui sono vittime quando esprimono la loro volontà di non sfruttare gli animali.

L'uso del termine pride (orgoglio) per difendere i diritti dei veg*ani permette di stabilire un parallelo tra queste due manifestazioni, i cui principi militanti sono per certi versi molto simili.

D'altra parte, il Veggie Pride ha una vocazione internazionale. Il suo sito Internet (www.veggiepride.org) è tradotto in più lingue; le associazioni che lo sostengono appartengono a paesi diversi; nella seconda edizione, si contavano tra i partecipanti numerosi stranieri, e nel 2008 per la prima volta si svolgerà un'edizione italiana. Contrariamente ad una denominazione come "orgoglio vegetariano", il nome "Veggie Pride" può essere facilmente usato tale quale, senza traduzione, in ogni paese.

2. Perché essere fieri di essere veg*ani?

Ciò di cui soprattutto andiamo orgogliosi è la nostra volontà di affermare apertamente che non c'è nulla di vergognoso nel rifiutarsi di uccidere gli animali per il nostro consumo e che noi non ci lasceremo più intimidire dalle risate che questa scelta ispira. Dal nostro punto di vista, lo sfruttamento degli animali non è un comportamento moralmente giustificabile. Per questo non mangiare gli animali è il meno che si possa fare (come non stuprare, non torturare, ecc.).

Ma chi mangia la carne non fa che continuare orrori già inscritti nella cultura di cui fa parte e disfarsi di questo sistema non è cosa facile. È per questo che noi preferiamo porre l'accento sull'orgoglio di rifiutare lo sfruttamento animale condannandolo come ideologia piuttosto che sul biasimo di coloro che oggi partecipano al massacro.

Il premio Nobel della letterature Isaac Bashevis Singer diceva che la cosa di cui era più fiero di tutta la sua vita era il fatto di essere diventato vegetariano. Il nostro orgoglio è di aver fatto il meno che si possa fare, una cosa molto importante ma elementare, che tutti potrebbero e dovrebbero fare.

3. In che cosa l'approccio del Veggie Pride è differente da quello degli altri movimenti di promozione del veg*anismo o di difesa degli animali?

Il Veggie Pride è una manifestazione di veg*ani contro lo sfruttamento animale e si inserisce dunque nell'insieme del movimento per gli animali (che sia per la protezione animale o per la liberazione animale, contro la vivisezione o per la promozione del vegetarismo o veganismo...).

Quello che distingue però il Veggie Pride all'interno del movimento per gli animali è lo spazio di primo piano dato al vegetarismo, poiché il consumare degli animali è di gran lunga la prima causa della sofferenza animale.

Ciò che lo distingue d'altra parte dai movimenti per la promozione del veg*anismo è che non ha come fine di presentare un regime alimentare o uno stile di vita, interessante sotto più aspetti. La sua particolarità essenziale è affermare un messaggio morale (l'orgoglio di non mangiare animali) e numerose rivendicazioni legate alla lotta contro la vegefobia.

Infatti, noi pensiamo che, oltre ad incoraggiare i carnivori a smettere di mangiare carne e altri prodotti animali, occorra interrogarsi sulle difficoltà oggettive che i veg*ani incontrano nella loro vita quotidiana e nei loro rapporti sociali. Tali difficoltà possono svolgere un ruolo di primo piano nell'impedire ai carnivori sensibili alla sofferenza animale di diventare veg*ani; esse non devono essere minimizzate, al contrario, devono essere denunciate.

Questa società fa di tutto per obbligarci a partecipare allo sfruttamento animale: vogliamo e dobbiamo difendere la nostra libertà di scelta.

4. Perché il Veggie Pride non mette in evidenza altre ragioni per essere veg*ani che la volontà di non maltrattare e non uccidere gli animali?

A volte ci viene rimproverato di non usare tutti gli argomenti disponibili per promuovere il vegetarismo:

La nostra è una scelta deliberata. Noi non giudichiamo questi altri argomenti trascurabili, ma abbiamo voluto contestare apertamente l'idea che una causa meriti di essere difesa solo quando ha come obiettivo degli interessi umani. Gli animali non umani sono le principali vittime delle violenze e delle uccisioni legate al consumo della carne. Mettere fine a questo è una ragione sufficiente per smettere di mangiarli. È a loro che è dedicato il Veggie Pride.

5. Perché il Veggie Pride difende i diritti dei veg*ani e non "direttamente" quelli degli animali?

Quello che a noi interessa prima di tutto, in quanto veg*ani contro lo sfruttamento animale, è che gli animali non vengano più pescati o sgozzati nei macelli. Non li tradiamo difendendo i nostri diritti piuttosto che i loro?

Non ci vergognamo di reclamare diritti per noi. Sarebbe assurdo considerare questi diritti come alternativi a quelli degli animali non umani, come se rivendicare qualche cosa per noi togliesse qualcosa a loro. Una breve storia per chiarire questo punto...

Una donna entra in un negozio. Chiede di poter lasciare un manifesto contro le discriminazioni e la violenza verso gli stranieri. Il commerciante, profondamente xenofobo, insulta la donna e la butta fuori brutalmente. Questa donna ha torto a denunciare l'aggressione che ha subito? Dovrà tacere per il motivo che la sua disavventura non è niente in confronto a quello che subiscono gli stranieri? Di fatto, lei è stata insultata per essersi schierata dalla parte delle vittime della xenofobia. La ragione per la quale essa è stata aggredita è la stessa che causa le sofferenze più gravi a coloro con cui essa solidarizza. E insorgendo contro ciò che il commerciante le ha fatto, la donna difende il suo diritto ad agire affinché quelle sofferenze cessino. Ugualmente, gli autori del Veggie Pride denunciano dei comportamenti di cui sono le vittime, e che sono una manifestazione degli atteggiamenti che nuocciono molto più gravemente agli altri animali.

I diritti che la società ci concede sono gli unici che gli altri animali hanno indirettamente oggi. Per questo sono molto preziosi. Di conseguenza vogliamo lottare non ai margini della società ma dentro la società, ed è per questo che intendiamo far rispettare i nostri diritti di cittadini e in particolare quello di esprimere la nostra critica del consumo di animali.

D'altra parte il Veggie Pride non è che un'azione tra altre. Ognuno di noi, a suo modo, è presente nelle lotte che difendono direttamente gli animali.

6. Cos'è la vegefobia denunciata dal Veggie Pride?

Nel momento stesso in cui dichiariamo il nostro rifiuto di far imprigionare, ingozzare, terrorizzare, mutilare, privare di relazioni sociali, asfissiare, ammazzare, fulminare e sgozzare per la semplice soddisfazione di abitudini o di preferenze alimentari, i nostri discorsi sono oggetto di scherno, discreditati (siamo troppo sensibili, immaturi...) o peggio sospettati di veicolare delle ideologie pericolose (odio per l'umanità, adesione a sette estremiste...). Molti veg*ani preferiscono passare inosservati o dare false ragioni nella speranza di sfuggire alle prese in giro e alla riprovazione sociale. La vegefobia è il fenomeno che spinge i veg*ani a non manifestare pubblicamente le loro convinzioni, oppure ad essere emarginati nel loro ambiente di vita. Col Veggie Pride vogliamo dire che non accettiamo più questa situazione. Vogliamo che ci siano delle discussioni argomentate sui nostri discorsi, invece di risate o insulti.

7. Il messaggio portato dal Veggie Pride è aggressivo o intollerante?

Dire alle persone "è perché voi mangiate gli animali che gli animali vengono uccisi" non è aggredirle, ma rifiutarsi di mentire, è ritenere che esse possano capire ciò che noi abbiamo capito. Con il Veggie Pride noi vogliamo semplicemente esprimere pubblicamente, collettivamente, sinceramente, senza esagerazioni né censure, ciò che pensiamo. Non vogliamo più scegliere tra l'ipocrisia e l'emarginazione. Noi pensiamo che questo è allo stesso tempo un nostro diritto e un segno di rispetto per coloro che sono intorno a noi. Si pensa spesso che sia intollerante rimettere in questione quello che le persone mangiano; noi invaderemmo così facendo un campo che è puramente personale. Non c'è invece nessuna ragione per conferire una così eccezionale immunità alle scelte alimentari. La legittimità o meno del nutrirsi di carne, e dunque di far soffrire e uccidere animali per questo, è una questione etica, e per questo può essere fatta oggetto di un dibattito in seno alla società, come tutte le altre questioni etiche. È al contrario la volontà di proibire a priori un tale dibattito che a noi sembra intollerante.

8. Un discorso più accondiscendente non sarebbe più efficace?

Per convincere le persone a non mangiare più la carne, o a mangiarne meno, non sarebbe più efficace usare, come fanno tanti vegetariani, argomenti più condivisibili di quelli che fanno riferimento al destino inflitto agli animali - come gli argomenti che riguardano la salute, il terzo mondo, l'ecologia? Non parlando degli animali, o evitando di mettere le persone che li mangiano di fronte alle loro responsabilità nel trattamento di questi, non si potrebbe più facilmente portarli ad essere d'accordo con noi? Noi non lo crediamo, o ad ogni modo rifiutiamo il discorso che vorrebbe fare di questa strategia l'unica accettabile.

Noi pensiamo che l'ampiezza delle sofferenza e della morte causata dal consumo di carne giustifichi che se ne parli forte e chiaro, a meno che, contro tale evidenza, non si abbiano argomenti di ben maggior efficacia rispetto a quelli finora presentati.

9. Il Veggie Pride è "apolitico"?

Il Veggie Pride non prende una posizione politica rispetto alla questione animale ma non afferma neanche che non mangiare animali sia un atto "apolitico". Alcuni organizzatori pensano, al contrario, che la questione animale sia profondamente politica e che essa intrattenga molti e significativi rapporti con la politica umana (poiché anche gli umani sono animali). Tuttavia, non è compito del Veggie Pride prendere una posizione in merito: ognuno/a può pensare che la questione animale, e in particolare il messaggio del Veggie Pride, è politico o che non lo è, e partecipare ugualmente alla manifestazione.

10. Perché il Veggie Pride non è esclusivamente vegano?

Ciò che fondamentalmente il Veggie Pride intende esprimere e valorizzare è il rifiuto di partecipare al massacro degli animali per la loro carne. Questo rifiuto è comune a chi non mangia carne e pesce e a chi evita anche il consumo di derivati animali; vegetariani e vegani condividono uno stesso principio: la sofferenza degli animali non umani è degna di essere presa in considerazione. Il Veggie Pride vuole essere un momento di aggregazione fra tutti coloro che intendono affermare apertamente di fronte alla società tale principio.