Vi proponiamo qui di seguito una lista di domande/risposte che vi permetterà di conoscere e capire meglio il Veggie Pride. Se non abbiamo risposto a tutti i vostri dubbi, non esitate a contattare gli organizzatori italiani.
Il Veggie Pride è una manifestazione che riunisce ogni anno a Parigi dei veg*ani contro lo sfruttamento animale. ("Veg*ani": abbreviazione per "vegetariani o vegani".) Un corteo ha luogo nelle vie di Parigi, seguito da un raggruppamento in una piazza dove vengono proposte numerose iniziative (banchetti di degustazione, d'informazione, vendita di materiale militante, musica, discorsi, ecc.). Questo raduno favorisce anche incontri, scambi, discussioni tra i manifestanti con esperienze ed impegni diversi.
L'obiettivo del Veggie Pride è incoraggiare i veg*ani a manifestare la propria presenza pubblicamente per diventare dei portavoce attivi della causa animale invece di cercare di passare inosservati. Per far ciò noi li invitiamo ad esprimere il loro orgoglio di essere veg*ani per gli animali, a lottare contro la vegefobia di cui essi sono vittime e a difendere i loro diritti di cittadini. In effetti, l'oppressione degli animali non umani si traduce anche con la violazione di diritti riconosciuti in linea di massima agli esseri umani. Tra questi ci sono:
L'idea è stata di un individuo (David Olivier) che ne ha fatto parte a un gruppo di persone a lui vicine. La cosa è partita effettivamente il 31 agosto 2001 quando la proposta di una manifestazione che avrebbe avuto luogo il 13 ottobre a Parigi è stata lanciata su delle liste di discussione in Internet dedicate agli animali. Più persone si sono dette interessate a questo progetto. La lista "veggiepride2001" è stata creata il 2 settembre 2001 per concretizzarlo. È su questa nuova lista che è stato discusso e messo a punto il manifesto che costituisce la piattaforma politica del Veggie Pride.
Qualche settimana più tardi (sabato 13 ottobre 2001), il primo Veggie Pride ha riunito circa 200 manifestanti che hanno fatto una marcia simbolica attorno alla Place des Innocents (le autorità avevano imposto una manifestazione statica). La manifestazione è stata seguita da France 3 Ile de France, le cui immagini sono state riprese da Canal+ e dal giornale Télé 7 Jours; numerosi altri media hanno annunciato o parlato dell'evento, tra cui Technikart in Francia o NRJ e la Dernière Heure in Belgio. Trattandosi della prima manifestazione, organizzata in meno di due mesi e con scarsi mezzi, questa copertura mediatica insperata insieme alla mobilitazione di quei 200 manifestanti hanno costituito degli elementi molto incoraggianti per le edizioni future.
La seconda edizione, che ha beneficiato di una migliore preparazione, si è svolta sabato 18 maggio 2002 a Parigi. Ha riunito circa 500 manifestanti che hanno sfilato tra Place Jussieu e Place de la Sorbonne. La manifestazione, questa volta, è stata seguita o annunciata da un maggior numero di media nazionali (France 3, France Info, NRJ, RFM, 24 heures...) e da numerosi media regionali o specializzati, ricevendo il sostegno di numerose associazioni anche straniere.
Nel 2008, all'ottava edizione parigina si affiancherà la prima edizione romana.
Il Veggie Pride è organizzato da persone provenienti da esperienze e zone geografiche diverse, di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, che agiscono a titolo individuale (e non da una coalizione di associazioni). Per la maggior parte, queste persone si sono incontrate in liste di discussione su Internet trattanti il veg*anismo e la questione animale.
Tutti gli organizzatori sono vegetariani o vegani per gli animali (e non - o non solo - per la propria salute o per altre ragioni politiche).
L'organizzazione di una manifestazione come il Veggie Pride necessita di un fondo consistente per finanziare:
Le spese sono oggi finanziate dagli organizzatori stessi. Ogni contributo è quindi benvenuto.
Alle associazioni che sostengono il Veggie Pride è chiesto un aiuto morale e logistico (diffusione di informazioni tra i loro aderenti, messa in opera di modi per facilitare i trasporti dei manifestanti, ecc...), ma non viene richiesto nessun sostegno finanziario.
Il Veggie Pride ha luogo ogni anno il terzo sabato di maggio.
Per avere una possibilità di essere presi in considerazione, dobbiamo mostrare che siamo numerosi ed uniti. Per questo è preferibile che, in ogni Paese, le persone si riuniscano in un solo luogo: in Francia, a Parigi; in Italia, è stata proposta Roma.
Incoraggiamo vivamente tutti i progetti di Veggie Pride in altri Paesi ed invitiamo le persone interessate a prendere contatto con noi.
Il solo criterio per partecipare alla manifestazione è rifiutare di mangiare carne e pesce per non far soffrire e per non uccidere animali non umani per il nostro consumo, che sia per compassione o per una riflessione di ordine etico e/o politico. Alcuni partecipanti al Veggie Pride si diranno antispecisti, o vegan, oppure sostenitori dei diritti degli animali, o ancora della liberazione animale, altri si presenteranno semplicemente come delle persone che pensano che la soddisfazione delle preferenze gastronomiche è una ragione troppo misera per uccidere degli esseri senzienti.
I non vegetariani non possono essere considerati tra i manifestanti. Essi sono invece invitati ad approfittare di questa giornata per informarsi grazie alla documentazione messa a loro disposizione, a porre domande ai partecipanti e ad assistere alle diverse animazioni proposte.
Vogliamo che durante la sfilata ci siano solo delle persone che, a proprio nome, vengono ad esprimere il loro orgoglio di opporsi allo sfruttamento e al massacro degli animali.
L'idea del Veggie Pride è portare i veg*ani a fare il loro "coming out", a osar affermare le loro ragioni, le loro convinzioni sugli animali nella vita di tutti i giorni, davanti alle persone che li circondano. È quella di aumentare le loro difese di fronte ai tentativi di emarginazione di cui possono essere vittima in famiglia o al lavoro. È per questo che il Veggie Pride si rivolge ai veg*ani come singoli e chiede loro di essere presenti semplicemente come singoli, e non come membri di associazioni che si fanno loro portavoce.
Concretamente questo significa che non devono esserci sigle o nomi di associazioni sulle bandiere e sui cartelli usati nel corteo.
Le associazioni non sono escluse del tutto, esse possono chiedere di comparire tra le organizzazioni che sostengono il Veggie Pride e distribuire il loro materiale nei tavoli informativi che verranno allestiti alla fine del corteo (purché tali materiali siano conformi all'impostazione del Veggie Pride).
Sappiamo che alcuni hanno anche altre ragioni per essere vegetariani o vegan (salute, Terzo Mondo...). Le prime vittime dell'alimentazione carnea, tuttavia, sono gli animali mangiati. Vogliamo che almeno una volta all'anno si possa parlare pubblicamente della violenza commessa nei loro confronti e del nostro rifiuto di parteciparvi: questo è il fine del Veggie Pride.
Per questo, chiediamo che nel corso del corteo vengano utilizzati slogan o cartelli o bandiere che sostengono il vegetarismo o il veganismo solo per solidarietà con gli animali mangiati e per nessun'altra ragione.
Tutte le iniziative per animare la manifestazione sono incoraggiate:
Con il "Gay Pride" gli omosessuali hanno potuto fare un "coming out" pubblico, dire sulla piazza pubblica che non avevano vergogna della loro sessualità e denunciare l'omofobia. Numerosi veg*ani vogliono fare lo stesso a proposito della vegefobia di cui sono vittime quando esprimono la loro volontà di non sfruttare gli animali.
L'uso del termine pride (orgoglio) per difendere i diritti dei veg*ani permette di stabilire un parallelo tra queste due manifestazioni, i cui principi militanti sono per certi versi molto simili.
D'altra parte, il Veggie Pride ha una vocazione internazionale. Il suo sito Internet (www.veggiepride.org) è tradotto in più lingue; le associazioni che lo sostengono appartengono a paesi diversi; nella seconda edizione, si contavano tra i partecipanti numerosi stranieri, e nel 2008 per la prima volta si svolgerà un'edizione italiana. Contrariamente ad una denominazione come "orgoglio vegetariano", il nome "Veggie Pride" può essere facilmente usato tale quale, senza traduzione, in ogni paese.
Ciò di cui soprattutto andiamo orgogliosi è la nostra volontà di affermare apertamente che non c'è nulla di vergognoso nel rifiutarsi di uccidere gli animali per il nostro consumo e che noi non ci lasceremo più intimidire dalle risate che questa scelta ispira. Dal nostro punto di vista, lo sfruttamento degli animali non è un comportamento moralmente giustificabile. Per questo non mangiare gli animali è il meno che si possa fare (come non stuprare, non torturare, ecc.).
Ma chi mangia la carne non fa che continuare orrori già inscritti nella cultura di cui fa parte e disfarsi di questo sistema non è cosa facile. È per questo che noi preferiamo porre l'accento sull'orgoglio di rifiutare lo sfruttamento animale condannandolo come ideologia piuttosto che sul biasimo di coloro che oggi partecipano al massacro.
Il premio Nobel della letterature Isaac Bashevis Singer diceva che la cosa di cui era più fiero di tutta la sua vita era il fatto di essere diventato vegetariano. Il nostro orgoglio è di aver fatto il meno che si possa fare, una cosa molto importante ma elementare, che tutti potrebbero e dovrebbero fare.
Il Veggie Pride è una manifestazione di veg*ani contro lo sfruttamento animale e si inserisce dunque nell'insieme del movimento per gli animali (che sia per la protezione animale o per la liberazione animale, contro la vivisezione o per la promozione del vegetarismo o veganismo...).
Quello che distingue però il Veggie Pride all'interno del movimento per gli animali è lo spazio di primo piano dato al vegetarismo, poiché il consumare degli animali è di gran lunga la prima causa della sofferenza animale.
Ciò che lo distingue d'altra parte dai movimenti per la promozione del veg*anismo è che non ha come fine di presentare un regime alimentare o uno stile di vita, interessante sotto più aspetti. La sua particolarità essenziale è affermare un messaggio morale (l'orgoglio di non mangiare animali) e numerose rivendicazioni legate alla lotta contro la vegefobia.
Infatti, noi pensiamo che, oltre ad incoraggiare i carnivori a smettere di mangiare carne e altri prodotti animali, occorra interrogarsi sulle difficoltà oggettive che i veg*ani incontrano nella loro vita quotidiana e nei loro rapporti sociali. Tali difficoltà possono svolgere un ruolo di primo piano nell'impedire ai carnivori sensibili alla sofferenza animale di diventare veg*ani; esse non devono essere minimizzate, al contrario, devono essere denunciate.
Questa società fa di tutto per obbligarci a partecipare allo sfruttamento animale: vogliamo e dobbiamo difendere la nostra libertà di scelta.
A volte ci viene rimproverato di non usare tutti gli argomenti disponibili per promuovere il vegetarismo:
La nostra è una scelta deliberata. Noi non giudichiamo questi altri argomenti trascurabili, ma abbiamo voluto contestare apertamente l'idea che una causa meriti di essere difesa solo quando ha come obiettivo degli interessi umani. Gli animali non umani sono le principali vittime delle violenze e delle uccisioni legate al consumo della carne. Mettere fine a questo è una ragione sufficiente per smettere di mangiarli. È a loro che è dedicato il Veggie Pride.
Quello che a noi interessa prima di tutto, in quanto veg*ani contro lo sfruttamento animale, è che gli animali non vengano più pescati o sgozzati nei macelli. Non li tradiamo difendendo i nostri diritti piuttosto che i loro?
Non ci vergognamo di reclamare diritti per noi. Sarebbe assurdo considerare questi diritti come alternativi a quelli degli animali non umani, come se rivendicare qualche cosa per noi togliesse qualcosa a loro. Una breve storia per chiarire questo punto...
Una donna entra in un negozio. Chiede di poter lasciare un manifesto contro le discriminazioni e la violenza verso gli stranieri. Il commerciante, profondamente xenofobo, insulta la donna e la butta fuori brutalmente. Questa donna ha torto a denunciare l'aggressione che ha subito? Dovrà tacere per il motivo che la sua disavventura non è niente in confronto a quello che subiscono gli stranieri? Di fatto, lei è stata insultata per essersi schierata dalla parte delle vittime della xenofobia. La ragione per la quale essa è stata aggredita è la stessa che causa le sofferenze più gravi a coloro con cui essa solidarizza. E insorgendo contro ciò che il commerciante le ha fatto, la donna difende il suo diritto ad agire affinché quelle sofferenze cessino. Ugualmente, gli autori del Veggie Pride denunciano dei comportamenti di cui sono le vittime, e che sono una manifestazione degli atteggiamenti che nuocciono molto più gravemente agli altri animali.
I diritti che la società ci concede sono gli unici che gli altri animali hanno indirettamente oggi. Per questo sono molto preziosi. Di conseguenza vogliamo lottare non ai margini della società ma dentro la società, ed è per questo che intendiamo far rispettare i nostri diritti di cittadini e in particolare quello di esprimere la nostra critica del consumo di animali.
D'altra parte il Veggie Pride non è che un'azione tra altre. Ognuno di noi, a suo modo, è presente nelle lotte che difendono direttamente gli animali.
Nel momento stesso in cui dichiariamo il nostro rifiuto di far imprigionare, ingozzare, terrorizzare, mutilare, privare di relazioni sociali, asfissiare, ammazzare, fulminare e sgozzare per la semplice soddisfazione di abitudini o di preferenze alimentari, i nostri discorsi sono oggetto di scherno, discreditati (siamo troppo sensibili, immaturi...) o peggio sospettati di veicolare delle ideologie pericolose (odio per l'umanità, adesione a sette estremiste...). Molti veg*ani preferiscono passare inosservati o dare false ragioni nella speranza di sfuggire alle prese in giro e alla riprovazione sociale. La vegefobia è il fenomeno che spinge i veg*ani a non manifestare pubblicamente le loro convinzioni, oppure ad essere emarginati nel loro ambiente di vita. Col Veggie Pride vogliamo dire che non accettiamo più questa situazione. Vogliamo che ci siano delle discussioni argomentate sui nostri discorsi, invece di risate o insulti.
Dire alle persone "è perché voi mangiate gli animali che gli animali vengono uccisi" non è aggredirle, ma rifiutarsi di mentire, è ritenere che esse possano capire ciò che noi abbiamo capito. Con il Veggie Pride noi vogliamo semplicemente esprimere pubblicamente, collettivamente, sinceramente, senza esagerazioni né censure, ciò che pensiamo. Non vogliamo più scegliere tra l'ipocrisia e l'emarginazione. Noi pensiamo che questo è allo stesso tempo un nostro diritto e un segno di rispetto per coloro che sono intorno a noi. Si pensa spesso che sia intollerante rimettere in questione quello che le persone mangiano; noi invaderemmo così facendo un campo che è puramente personale. Non c'è invece nessuna ragione per conferire una così eccezionale immunità alle scelte alimentari. La legittimità o meno del nutrirsi di carne, e dunque di far soffrire e uccidere animali per questo, è una questione etica, e per questo può essere fatta oggetto di un dibattito in seno alla società, come tutte le altre questioni etiche. È al contrario la volontà di proibire a priori un tale dibattito che a noi sembra intollerante.
Per convincere le persone a non mangiare più la carne, o a mangiarne meno, non sarebbe più efficace usare, come fanno tanti vegetariani, argomenti più condivisibili di quelli che fanno riferimento al destino inflitto agli animali - come gli argomenti che riguardano la salute, il terzo mondo, l'ecologia? Non parlando degli animali, o evitando di mettere le persone che li mangiano di fronte alle loro responsabilità nel trattamento di questi, non si potrebbe più facilmente portarli ad essere d'accordo con noi? Noi non lo crediamo, o ad ogni modo rifiutiamo il discorso che vorrebbe fare di questa strategia l'unica accettabile.
Noi pensiamo che l'ampiezza delle sofferenza e della morte causata dal consumo di carne giustifichi che se ne parli forte e chiaro, a meno che, contro tale evidenza, non si abbiano argomenti di ben maggior efficacia rispetto a quelli finora presentati.
Il Veggie Pride non prende una posizione politica rispetto alla questione animale ma non afferma neanche che non mangiare animali sia un atto "apolitico". Alcuni organizzatori pensano, al contrario, che la questione animale sia profondamente politica e che essa intrattenga molti e significativi rapporti con la politica umana (poiché anche gli umani sono animali). Tuttavia, non è compito del Veggie Pride prendere una posizione in merito: ognuno/a può pensare che la questione animale, e in particolare il messaggio del Veggie Pride, è politico o che non lo è, e partecipare ugualmente alla manifestazione.
Ciò che fondamentalmente il Veggie Pride intende esprimere e valorizzare è il rifiuto di partecipare al massacro degli animali per la loro carne. Questo rifiuto è comune a chi non mangia carne e pesce e a chi evita anche il consumo di derivati animali; vegetariani e vegani condividono uno stesso principio: la sofferenza degli animali non umani è degna di essere presa in considerazione. Il Veggie Pride vuole essere un momento di aggregazione fra tutti coloro che intendono affermare apertamente di fronte alla società tale principio.